Gioacchino Rossini
Adelaide di Borgogna


Dramma per musica in due atti di Giovanni Schmidt


PERSONAGGI

Ottone, Imperatore d'Alemagna, Contralto
Adelaide, vedova di Lotario, Soprano
Berengario, padre di Adelberto, Basso
Adelberto, Tenore
Eurice, moglie di Berengario, Mezzosoprano
Iroldo (nella storia Attone), già Governatore di Canosso, Tenore
Ernesto, uffiziale di Ottone, Tenore
Coro di: Soldati di Berengario, Guerrieri di Ottone, Damigelle, Popolo

La scena è parte nell'antica fortezza di Canosso presso il lago di Garda,
e parte nel campo di Ottone. L'azione è dell'anno 947.


Atto I
Atto II


ATTO PRIMO

Interno della fortezza di Canosso,
ingombra da macchine di guerra.

SCENA PRIMA

Il popolo è sparso per la scena in attitudine
del più amaro dolore. Iroldo è confuso

nella folla, afflitto e spaventato. Berengario
co' suoi guerrieri è in atto di chi entra
trionfante in città nemica.

CORO DI POPOLO
Misera patria oppressa
Chi ti darà sostegno?
Tradita principessa,
Speme non hai di regno.
In sì fatal sciagura
Chi mai ci assisterà?

CORO DI GUERRIERI
(a Berengario)
Aprì la chiusa terra
Al tuo valor le porte.
A contrastarti in guerra
Braccio non v'ha sì forte;
Vinta Adelaide, al fine
A te piegar dovrà.

IROLDO
(Infelice! in tal cimento
Più speranza, oh Dio! non hai,
Di salvarti invan tentai;
Né salvarti Otton potrà).

CORO DI GUERRIERI
Adelaide a noi si appressa.

CORO DI POPOLO
(Sventurata principessa!)

BERENGARIO
(Simular mi converrà.)

SCENA SECONDA
Adelaide vestita a lutto, seguita da
Adelberto, e detti.

ADELAIDE
(ad Adelberto)
Lasciami: in te del padre
Vedo il reo core espresso.
(A Berengario)
Vieni: il secondo eccesso
Compi, tiranno, in me.

BERENGARIO
O sempre a me nemica!
Non accusarmi, e cedi.
La mia discolpa vedi:
Tutta ho l'Italia al piè.

ADELBERTO
Ah! non voler che duri
Eterno in noi lo sdegno.
Dammi la destra: il regno
Dividerò con te.

ADELAIDE
Era pur mio quel trono;
Esser ancor può mio.

BERENGARIO
Offrir lo posso in dono;
Perderlo non poss'io.

ADELBERTO
Né te giammai con quello
Rapirmi Otton potrà.

ADELAIDE
(Dio, che m'ami in tal cimento
Di costanza e di valore,
L'invocato difensore
Non negarmi, per pietà.)

BERENGARIO e ADELBERTO
(La superba in tal cimento
Copre invano il suo timore.
L'invocato difensore
Spera ancor; ma non l'avrà.)

ADELBERTO
Ah! crudel, non lusingarti
Ch'io ti lasci ad altri unita.

ADELAIDE
Taci... fuggi; al sol mirarti,
A vendetta il cor m'invita.

BERENGARIO
E pretendi...

ADELAIDE
Odiarvi ognora
Finché spirto avrò di vita.

BERENGARIO
Insensata! insulti ancora?
Guardiè, olà! sia custodita.

BERENGARIO e ADELBERTO
Se da noi ricusi amore,
Donna audace, il mio furore
Sul tuo capo piomberà.

ADELAIDE
(ad Adelberto)
Io t'aborro nell'amore,
(a Berengario)
Ti disprezzo nel furore;
L'alma mia tímor non ha.

CORO GENERALE
Cedi, o donna, e senti in core
Di te stessa almen pietà.
(Adelaide parte fra le guardie).

SCENA TERZA
Berengario, Adelberto, Iroldo e seguito.

BERENGARIO
Tu, che non hai coraggio
Di alzar la fronte a Berengario in faccia,
Traditor ti ravviso: Iroldo sei,
Tu quel fellon che osavi
Scudo impotente farti
Alla regina, e in suo favore armarti.

IROLDO
Io traditor! Forse a Lotario diedi
Morte fra l'ombre e n'occupai lo stato?
Per l'innocenza armato
Pugnai...

BERENGARIO
Facesti più: tu messaggiero
A principe straniero,
Contro la patria ne implorasti il brando
Imenei patteggiando.
Negoziator codardo! agli occhi miei
T'ascondi, e pensa che in mia man tu sei.
(Iroldo parte).

SCENA QUARTA
I suddetti, poi Eurice frettolosa.

BERENGARIO
Nostra è l'Italia. Or, via, che temi?

ADELBERTO
E voce
Che Otton fu visto del Tirolo i gioghi
Con grand'oste varcar. Che fia s'ei giunge?
La nostra gente è lunge.
Deboli siam...

BERENGARIO

Chi vedo!

ADELBERTO
Eurice arriva
Dal nostro campo.

BERENGARIO

A noi che reca?

EURICE
In grave
Periglio siamo.

BERENGARIO

Ebben...

EURICE
In questo punto
Presso il Lago di Garda Ottone è giunto.

BERENGARIO

Oh ciel! che ascolto!

ADELBERTO
Io tel diceva: opporsi,
Disperati pugnar...

BERENGARIO
Pugnar tu vuoi,
Per non poter nulla tentar dappoi?

ADELBERTO

E restar neghittosi?...

BERENGARIO
Io lungamente
Volsi un disegno in mente
Necessario, opportuno. Usar l'inganno,
Non la forza conviene.

ADELBERTO

E qual?

BERENGARIO
D'Ottone
Addormentar, con finto
Desio di pace, il vigil guardo. Al campo,
Adelberto, ne andrai. Tutto il disegno
Aperto io ti farò; nulla perdiamo,
Seguimi, ed opra a mio voler.

ADELBERTO
Andiamo.
(Partono).

Veduta del Lago di Garda: in lontano la
fortezza di Canosso. I soldati alemanni si
accampano e piantano le tende.

SCENA QUINTA
Coro di soldati.

CORO
Giunse a noi la voce e il pianto
D'innocenza sventurata.
A cangiar tua sorte ingrata,
O regina, è Otton con te.
Sorgi, sorgi: al Ciel chiedesti
Un soccorso, e il Ciel lo diè.
La fortuna a te nemica
Ti strappò lo scettro e il serto.
Il tuo cor tremante, incerto,
Nel suo duolo assai già fu.
Sorgi, sorgi! a te fia scudo
D'un possente la virtù.

SCENA SESTA
Ottone con seguito, e detti.

OTTONE
Oh sacra alla virtù, sacra al valore
Terra augusta, io ti premo. Ah! quante all'alma,
Quai solenni memorie! Aura si desta
Che a magnanime imprese il core accende.
Di tue crude vicende
L'aspro tenor pietade in sen m'ispira.
Io di Lotario estinto
La vedova dolente a' suoi tiranni
Ho giurato involar. Tergi, sì tergi,
Sventurata Adelaide, il pianto omai:
Salva, lo giura Otton, salva sarai.
Soffri la tua sventura
Per pochi istanti ancora.
Questo mio labbro il giura.
Sì, l'oppressor cadrà.
Fia pari al mio trionfo
La tua felicità.
Amica speme
Al cor mi dice
Che alfin felice
Teco sarò.
Ch'ogni tuo palpito
In un momento
In bel contento
Cangiar vedrò.


SCENA SETTIMA
Ernesto, Ottone e seguito; indi Adelberto.

ERNESTO
Signor, al campo è giunto
Il principe Adelberto. Un sol momento
Favellarti desìa; Lo stesso
Berengario a te l'invia.

OTTONE
Venga.
(Ernesto parte).
Che dir potrà? Più che la forza,
Giova ad essi l'inganno. Io non pavento
Il nemico che armato a me si svela;
Ma paventar degg'io quel che si cela.

ADELBERTO
Benché di tante schiere
Cinto arrivi, o signor, e intorno gridi
Verace fama perché vieni a noi,
Pace rechiamo a te, se pace vuoi.

OTTONE
Pace vogl'io. Chi può negarla? Io bramo
A questo suol donarla, e l'armi io vesto
Per sì nobil desir. Se il vero a voi
Fama parlò, nulla più dir poss'io.

ADELBERTO
Molto ascolta, signor, dal labbro mio.
Fissa il popolo tutto
Lo sguardo in te. Che de' suoi regi a danno
Ti movevi, sapea prima che i monti
Varcassi armato; non si oppose, e sai
Quanto opporsi potea. Grido si spande
Che giusto al par che grande
D'Ottone è il cor, che ti saresti accorto
Che alcun t'inganna, e che t'armasti a torto.

OTTONE
E qual per nobil core
Ragion più giusta che a salvar gli oppressi
Cinger la spada? D'Adelaide il pianto,
L'usurpata corona, a tradimento
Il buon Lotario spento
Han gridato vendetta, ed in brev'ora...

ADELBERTO
Ah! che Adelaide non conosci ancora.
Ambiziosa e fera
Alma si asconde in lei. Ben altrimenti
Di Lotario infelice della sposa
Si favella fra noi. Ah! tolga il cielo
Che opporle io voglia così rio delitto.
Soffri che solo il dritto,
Onde l'italo seggio a noi si aspetta,
Signor, ti faccia aperto.

OTTONE
Diritti Berengario ed Adelberto?
Dimmi: degli avi vostri
Alcun regnò perché i nepoti un giorno
Reclamassero il trono?

ADELBERTO
E di Lotario
Forse gli avi regnar?

OTTONE


Ugo regnava.

ADELBERTO

Ma perdé la corona.

OTTONE


E chi la tolse?

ADELBERTO

La debolezza sua.

OTTONE
Dite piuttosto
La perfidia di voi.

ADELBERTO
Perfidia chiami
Salvar la patria dalla sua ruina?
Era a perir vicina
In man d'Ugo l'Italia: ella si scosse,
E spontanea gittonne il serto al piede.

OTTONE
Ma lo ritolse ed a Lotario il diede.
Voi l'uccideste allor. Noti a ciascuno
Son d'Adelaide i mali e i lunghi errori.

ADELBERTO
Mala discordia ignori
Che fomenta fra noi.
Credi: quell'alma
È rea più che non pensi, e al paro indegna
Ch'io fino a lei m'abbassi,
Che tu stesso, o signor, giammai l'amassi.

OTTONE
Qualunque sia, voglio vederla. Io venni
Suo difensor, e della gran contesa
Il giudice sarò.

ADELBERTO
Giudice farti
Tra quel che in fronte ha la corona e quello
Che corona non ha, signor, potrai?

OTTONE
Difendo il dritto; chi lo vanta il sai.
Vive Adelaide in pianto:
Tu sei felice in soglio.
Basta: vederla io voglio;
Non puoi celarla a me.

ADELBERTO
Sì, la vedrai. Ma senti:
Non ti fidar cotanto.
Giunge di donna il pianto
Ad ingannare un re.

OTTONE e ADELBERTO
(O mio furor ti frena
Cedi a prudenza il loco.)
Conoscerò/Conoscerai fra poco
L'ingannator qual è.

ADELBERTO
Noi deponiamo il brando,
Pace t'offriam, se vuoi,
Tra la regina e noi
Chi ti potrà ingannar?
(Ah! trattar potendo l'armi,
Quanto costa il simular!)

OTTONE
Depongo io pure il brando,
Pace sia pur fra noi,
Fra la regina e voi
Ondeggio in giudicar.
(Ah! trattar potendo l'armi,
Quanto costa il simular!)

ADELBERTO
Amico ricetto
Io t'offro in Canosso.
(Dell'alma il dispetto
Frenare non posso.)

Eterna, verace,
Ci unisca la pace,
E nodo ci stringa
Di salda amistà.
(L'indegna lusinga
Tradita sarà.)

OTTONE
L'amico ricetto
M'è grato in Canosso.
(Dell'alma il sospetto
Celare non posso.)
Sì, pura e verace
Ci unisca la pace,
E nodo ci stringa
Di salda amistà.
(L'indegna lusinga
Tradita sarà.)
(Partono).

Vestibulo.

SCENA OTTAVA
Eurice.

EURICE
Alcun non giunge... Incerta io sono... Ah! forse
S'è tradito Adelberto, e la possanza
D'Otton sfidò. Desìo di regno e tema
Mi straziano a vicenda. Ah! non ti avessi
Mai posseduto, mai, neppure un giorno,
O funesta corona,
Se il fato mi ti toglie e altrui ti dona.

SCENA NONA
Berengario e detta.

BERENGARIO
Cadde nel laccio Ottone: il nostro intento
Adelberto compì. Fra poch'istanti
Giunge col figlio nostro Ottone stesso.

EURICE
Da mille dubbi oppresso
Mi batte il core e incerto il mio pensiero
Fidar non sa. Che speri mai?

BERENGARIO
Che spero?
Vedi: in Canosso ei viene
Solo o con pochi; la possente armata
Mentre lungi si sta da quelle mura,
Alto disegno il mio pensier matura.

EURICE
Ah! tolga il cielo che sì tardo inganno
Non ci ritorni a danno!

BERENGARIO
E che vorresti?
Levar la fronte adesso
Perch'io restassi sul momento oppresso?
Chi si oppone a tant'oste; e chi raffrena
Del popolo la piena
Che, mentre in campo tenterei la sorte,
Chiuder per sempre ci potria le porte?...
Odi come l'arrivo.
Si festeggia d'Otton... Miralo: ei giunge...

EURICE

L'accompagna gran popolo...

BERENGARIO
Ti calma
Fingi, e nascondi il tuo rancor nell'alma.

SCENA DECIMA
Popolo che precede Ottone. Ottone con
Adelberto; seguito d Alemanni e di soldati di
Berengario, il quale va incontro con Eurice
ad Ottone.

CORO
Viva Ottone, il grande, il forte,
Nostro nume e difensor.
Sia costante a lui la sorte,
Come eterno è il nostro amor.

BERENGARIO
Vedi, signor? Non fra nemici tuoi
Giungi in Canosso. Ognun t'inchina. Io bramo
Che del popolo il plauso a te palesi
Quanto noi siamo ad onorarti intesi.

OTTONE
Udisti il nome che fra' plausi e i canti
La gente pronunziò? Dov'è Adelaide?
Dove misera soffre i mali suoi?

SCENA UNDICESIMA
Adelaide (sempre vestita a lutto) e detti.

ADELAIDE
(prostrandosi)
Ecco quell'infelice a' piedi tuoi.

OTTONE
Adelaide!... sei tu!... Sorgi... (qual vista!
Qual ferita al mio cor!... O di Lotario
Vedova sventurata! Ah! qual ti mostri
Allo sguardo d'Ottone!...)
Sorgi: parla; delitti alcun t'appone.

ADELAIDE
Delitti!... Il ciel mi vede, il ciel, che invoco
Scudo a' mali ch'io soffro. Hai tu sentito
Di Lotario tradito
La morte raccontar? della sua sposa
La dolente., affannosa
Vita peggior di morte? Io quella sono.
Signor, quella son io;
Implorare vendetta è il fallo mio.

ADELBERTO
Vendetta! e quale? Fu Lotario estinto;
Chi d'accusarne hai tu coraggio?

ADELAIDE
Indegno!
E il chiedi?

BERENGARIO
(ad Adelberto, sottovoce)
Per pietà, frena lo sdegno.

ADELAIDE
Signor, quant'io l'amava,
Quanto l'odiar costoro
Tutta Italia lo sa.
Morte improvvisa
Troncò i suoi giorni; io versai pianto, ed essi
Fur veduti gioirne. Altro io non parlo.

ADELBERTO
(Frenar lo sdegno? e chi potria frenarlo?)

ADELAIDE
Di quel giorno fatal vada per poco
La memoria in obblìo. Ma chi vi diede
D'assalirmi il poter? Perché ridurmi
A fuggire raminga: a farmi stanza
Delle inospite selve entro l'orrore?
Empi! perché?...

ADELBERTO

Fu la cagione amore...

BERENGARIO
(interrompendo)
E amor di patria. Chi soffrir potea
Che la tua fuga e l'odio tuo per noi
Eccitasse discordie?

ADELBERTO
E l'ottenesti;
E contro di noi superba
Sempre nutrì il tuo cor sdegno più fiero.

BERENGARIO
Ma ti perdi.

EURICE
(sotto voce ad Adelberto)
Che fai?

ADELAIDE
Perfidi, è vero.
Ma in chi trovar potea
Cor generoso, che pietà sentisse
Del mio stato crudel?
(A Ottone)
Per te, signore,
Se vale il pianto; se innocenza vale,
Dal periglio fatale,
Ch'io cercai d'evitar, salvami, oh Dio!
E ti mova pietà del pianto mio.

OTTONE
La mia pietade hai tutta,
Impareggiabil donna; io l'ascoltai
Dal dì che cominciai
A saper tue sventure, e l'Alpi ascesi.
Cessa dal pianto; intesi:
Vendicata sarai. Trono più grande
Ti prepara il mio cor, vinto da tanta
Sovr'umana virtù. Popolo, ascolta:
Tua futura grandezza in lei riposa.
La rispetti la terra: ella è mia sposa.

CORO
Plauda il mondo in sì bel giorno
D'Adelaide al difensor.
Solo echeggino d'intorno
Lieti cantici d'amor.
Trista idea d'affanni e pene
Più non turbi il nostro cuor,
Or che premia un dolce imene
La bellezza ed il valor.

SCENA DODICESIMA
Adelberto e Berengario.

ADELBERTO
Tacer! sempre tacer! tanta costanza,
Padre, io non ho. Come! aspettar tu vuoi
Forse che in faccia a noi
La conduca all'altare e di sua mano
Ci strappi il serto? omai soffrire è vano.

BERENGARIO
Folle! sì presto obblii
Berengario chi sia? credi ch'io voglia
Vilmente soggiacer? Desio più grande,
Più cocente del tuo mi strugge il core,
Io bramo un regno, e tu, codardo, amore.

ADELBERTO
Ma che costava alla regina innanzi
Stringere un ferro e qui svenarlo?

BERENGARIO
E poi?
Chi da tanti guerrieri,
Chi salvarci potea?
Piena vendetta Avremo e tosto.
Numerosa gente,
Che in soccorso chiamai, già ver Canosso
Ascolto che s'invia... Taci: ingannato
L'esercito nemico
Da falsa sicurtà, nutrir sospetto
Non può se fidar vede Ottone stesso;
Lasciami; non temer: ei cadrà oppresso.
Se protegge amica sorte
Pochi istanti il mio disegno,
Perderà la vita e il regno
Questo prode vincitor.
Mirerò con ciglio asciutto
Dell'indegna i prieghi e il pianto,
Fia mia gloria e sol mio vanto
La vendetta ed il furor.
(Partono).

Gabinetto.

SCENA TREDICESIMA
Adelaide abbigliata riccamente.
Coro di damigelle.

PARTE DEL CORO
O ritiro che soggiorno
Fosti un tempo del dolor,
Ah! ti cambia in questo giorno
In asilo dell'amor.

TUTTO IL CORO
L'adorata principessa
Consolata alfin sarà.
Si gioisca: il dì s'appressa
Della sua felicità.

ADELAIDE
Occhi miei, piangeste assai;
Tempo è alfin di respirar.
Contemplate un raggio omai
Di contento a noi brillar.
Ah! che tutto è lieto intorno;
Io ritorno a giubilar.
O cara immagine
Ch'io porto in petto
Tu sola all'anima
Puoi dar diletto,
Le mie sventure
Puoi terminar.

SCENA QUATTORDICESIMA
Iroldo, Adelaide, indi Ottone.

IROLDO
Pur mi lice una volta,
Augusta principessa,
Vederti in libertà!
Giorno più bello
Di questo non spuntò. Esci ed ascolta
Come gioisce e come
Alza il popolo al cielo il tuo gran nome.
Te chiama ad alta voce,
Ed affretta l'istante in cui consorte
Otton si unisca a te.
Già si prepara
Solenne festa al tempio, e alzata è l'ara.

ADELAIDE
E Berengario ed Adelberto?

IROLDO
In core
Ben fremon quelli; ma chi mai s'oppone
Quando il popolo grida e parla Ottone?
Eccolo; ei viene.
(Si ritira).

OTTONE
Principessa, al fine
Più de' tiranni tuoi temer non dei.
Un'altra volta sei
In questo suol regina. Otton felice
Del trono che ti diede,
Tranne la destra tua, mercé non chiede.

ADELAIDE
Signor, io la promisi
Quando il soccorso tuo chieder osai.
La fede manterrò che ti donai.

OTTONE
Ah! se del tuo sembiante
E delle tue virtù preso il mio core,
Principessa, non fosse, io la tua destra
Chiederti non vorrei; ma sento, oh Dio!
Che lieto senza te più non son io.

ADELAIDE

Ah! signor.

OTTONE
Che vuoi dirmi?... Il popol tutto
Le nozze tue, desia: parla, io son pronto,
Se d'amarmi ricusi, a girne altrove,
E celarti, se il brami, il mio dolore.

ADELAIDE
Ah! no; son tua; t'offro la destra e il core.
Mi dai corona e vita,
Mio difensor t'onoro;
Sposa mi vuoi, t'adoro,
Dell'alma mia signor.

OTTONE
Che difensor ti sono
Spargi, mio ben, d'obblìo;
Che amante tuo son io
Sol ti rammenta ognor.

ADELAIDE
Te solo il core adora.

OTTONE
L'idolo mio sei tu.

ADELAIDE e OTTONE
Me lo ripeti ancora,
E non mi dir di più.

OTTONE
Vieni al tempio, ah! vieni, o cara,
Al mio sen per sempre unita.

ADELAIDE
T'amerò, qual t'amo, all'ara
Finché il ciel mi serba in vita.

ADELAIDE e OTTONE
Sempre fia che il cor t'adori,
Sempre fido a te sarà.
Tu che i puri e casti affetti
Dolce amor nell'alma accendi,
Tu proteggi, tu difendi
Così bella fedeltà.
(Partono).

Piazza di Canosso; edifici maestosi intorno.

SCENA QUINDICESIMA
Popolo, indi Berengario, Adelberto, Eurice e
seguito di guerrieri, parte de' quali si
spargono per la scena.

CORO
Schiudi le porte, o tempio
Del sacro limitare.
Infiorisi l'altare
In così lieto dì.
Augusta al par di questa
Coppia non mai si unì.

ADELBERTO
(al padre)
Odi que' plausi?... Io fremo!

BERENGARIO

Volti in dolor saranno.

ADELBERTO e BERENGARIO
Riposa in canti, in gioia
Tutto il nemico campo;
A1 gran disegno inciampo
Non si farà così.

SCENA SEDICESIMA
Ottone, Adelaide, Iroldo, seguito.

ADELBERTO
(come sopra)
Ecco Adelaide e Ottone...

BERENGARIO
A finger segui e taci.

CORO
(ora all'uno, ora all'altra)
Queste di fior corone,
Queste brillanti faci,
A te composte sono,
Splendono accese a te.
Il Ciel vi accordi in dono
Quanto concede ai re.

OTTONE
O degl'itali regnanti,
Caro germe, amato pegno,
Vieni al tempio, vieni al regno
Ed impera sul mio cor.

ADELAIDE
Specchio illustre de' regnanti,
Generoso mio sostegno,
Maggior lustro acquista il regno
Se pietà lo adorna e amor.

ADELBERTO e BERENGARIO
(fra loro in disparte)
Ah! componi il tuo sembiante,
Non traspiri il gran disegno.
Non è vostro ancora il regno,
Stringo, o folli, il brando ancor.

ADELAIDE e OTTONE
Cara man, ch'io stringo e premo,
Pegno tenero d'amore,
Ti riposa sul mio core
Che si sente palpitar.
Non mi devi un sol momento
Cara mano, abbandonar.

ADELBERTO e BERENGARIO
Si avvicina il gran momento;
O mio cor non vacillar.
(Mentre si avvicinano al tempio si ode in
qualche distanza strepito darmi, che andrà
crescendo sino al termine dell'atto).

OTTONE
Quale improvviso strepito!

ADELAIDE
Quale fragor funesto!

ADELBERTO
(a Berengario)
Stringi l'acciaro e svelati;
Il nostro campo è questo!

SCENA DICIASSETTESIMA
Ernesto frettoloso, con guerrieri
alemanni, e detti.

ERNESTO
Signor, tu sei tradito,
Fuggi, in periglio sei.

ADELBERTO
(a Ottone)
È tutto alfin compito.
Resta; tremar tu dei!

BERENGARIO
Mira: guerrieri, olà.
(Escono i soldati di Berengario).

OTTONE
Finché l'acciar mi resta,
Perfidi, non pavento.
(Snuda la spada).

ADELBERTO
Vieni, s'hai cor...

ADELAIDE
T'arresta...
(correndo or dall'uno, or dall'altro)
Empi... morir mi sento...
(I soldati di Berengario s'azzuffano coi
soldati alemanni; Berengario e Adelberto
con Ottone ed Ernesto; Adelaide è arrestata
fra i soldati di Berengario).

BERENGARIO
(a Ottone)
Giunto è alfin di vendetta l'istante:
Punirò nel tuo sangue l'offesa.
(Ad Adelaide)
Su, guerrieri; il comune nemico
Per mia mano trafitto sarà.

ADELAIDE
Ah! soccorso! che barbaro istante,
Giusto Cielo, punisci l'offesa!
Arrestate... salvate l'amante...
Io non trovo, io non spero difesa...
Ah! che tutto il destino nemico
Consumato il suo sdegno non ha.

OTTONE
Traditori! vi cedo un istante,
Per punir più feroce l'offesa,
Giusto Cielo, proteggi l'amante;
A lei fate, guerrieri, difesa.
Ah! tremate; il destino nemico
A me tolto il valore non ha.
(Il coro canta ora le parole d Adelaide, ora
quelle di Ottone. Tutto esprime confusione e
spavento).






ATTO SECONDO

Atto I
Atto II

Interno della fortezza di Canosso come
nell'atto primo.

SCENA PRIMA
Coro di guerrieri di Berengario e d
Adelberto.

PARTE DEL CORO
Come l'aquila che piomba
Sulla timida colomba,

ALTRA PARTE DEL CORO
Qual lion che in mezzo arriva
Alla greggia fuggitiva,

TUTTO IL CORO
Berengario e Adelberto,
Sovra Otton tremante e incerto,
Si scagliarono a vicenda,
Ed in fuga Ottone andò...

PARTE DEL CORO
Il superbo alfine apprenda
Qual valor nostr'alme accenda.

ALTRA PARTE DEL CORO
Sappia alfin che ne' cimenti
Siamo intrepidi e possenti.

TUTTO IL CORO
Che il destin che ci colpisce
Non ci piega né avvilisce,
Che degli avi generosi
La costanza ci restò.
(Si allontanano).

SCENA SECONDA
Adelberto, Eurice e detti.

ADELBERTO
Vincemmo, o madre.
Fra le feste insane
L'ostil campo sorpreso, invano opporci
Breve contrasto osò. La sua salvezza
Alla fuga commise; Ottone stesso
Da tante schiere oppresso
Fugge, e fischiarsi a tergo ode tremando
Del vincitore Berengario il brando.

EURICE
Lieta ritorno alfin. Quanto tremai
Dirti non so. Pur nostro è il regno, è tua
D'Adelaide la destra.

ADELBERTO
Umana forza
Rapirmela non può; quando ritorni
Berengario dal campo io la possedo!...
Ma comparir la vedo
Mesta insieme e sdegnosa... Io voglio, o madre,
Placar quel core.

EURICE
E puoi sperarlo? È vana
Ogni preghiera: usar rigore è forza.

ADELBERTO
In lei lo sdegno ammorza
Forse il rigor?
Lasciami seco.

EURICE
Io parto.
Com'esige il dover e amor ti sprona,
Pur che giovi all'intento, a lei ragiona.

SCENA TERZA
Adelaide, Adelberto.

ADELBERTO
Torno, Adelaide, e torno
D'Ottone vincitore. Vedi: in colui
Più speranza non hai. Misera e priva
Di consorte e di regno, in Adelberto
Regno e consorte, ove ti piaccia, avrai.
Parla; il tuo cor si placherà giammai?

ADELAIDE
Placarsi il core d'Adelaide? e il pensi?
Avvi delitto, che per volger d'anni
Non ottiene perdono, a cui non vale
Pentimento e rimorso, e il vostro è tale.

ADELBERTO
Di che pentirmi? Ebbe Lotario forse
Morte da me?

ADELAIDE
Chi mi rapì lo sposo
Ben io conosco, e chi m'offende.
(In atto di partire).

ADELBERTO
Ah! senti...
Io non t'offendo: amarti è offesa? Io voglio
Possedere il tuo cor; se non l'ottengo,
Misero io sono; eccoti il mio desire:
O stringer la tua destra, oppur morire.

ADELAIDE
Non mi parlar di morte: indegno sei
Di morire per me. Ben io, piuttosto
Di vivere al tuo fianco,
Morte incontrar saprò; che dolce è morte
Quando si lascia un nome
Di macchia privo...

ADELBERTO
E tu l'avresti? e come?
Sol di vederci estinti
Solo stragi tu brami, e gloria attendi?
Placati, o donna; intendi
Quanto grida la patria: i mali miei
Non prolungar; tiene Adelberto il trono,
Dividilo con lui, contento io sono.
Della tua patria ai voti
Unisco i voti miei;
Servi, Adelaide, a lei,
Cedi, crudele, a me.

ADELAIDE
Vanne; quest'alma afflitta
I voti tuoi disprezza.
Solo a mirare è avvezza
Un traditore in te.

ADELBERTO
Fugge Ottone, e speri ancora?

ADELAIDE
Tu pretendi averne fama?

ADELBERTO
Sì: l'inganno anch'esso onora,
Pur che giovi a chi lo trama.

ADELAIDE
Te conosco a questi sensi
E il tuo vile genitor.

ADELBERTO
Oh rossore! Al tradimento
Alma mia tu non nascesti.
Ah! tu solo mi facesti
Così vile, o crudo amor.

ADELAIDE
Sospettar di tradimento
Alma mia tu non sapesti.
I tuoi vanti amor son questi
Quando accendi un empio cor.

SCENA QUARTA
Coro di guerrieri frettolosi e spaventati e
detti.


CORO
Ah! signor, perduti siamo;
Vinse Otton.

ADELAIDE
Gran Dio!

ADELBERTO
Che sento!

PARTE DEL CORO
La fortuna in un momento
Per Otton si dichiarò.
Berengario circondato,
Prigionier di lui restò.

ADELBERTO
Ah! vincesti, ingiusto fato!...
Che'risolvo, oh Dio! che fo?

ADELAIDE
Ah! destin ti sei placato;
Ah! contenta ancor sarò.

ADELBERTO
Quella gioia che in fronte ti brilla
Cela ancora, spietata, nel core.

ADELAIDE
Nella gioia quest'alma è tranquilla,
Come in mezzo agli affanni, al dolore.

ADELBERTO
Perderò la corona e la vita,
Ma rapita al mio sen non sarai,
Ma giammai sposa altrui ti vedrò.

ADELAIDE
Puoi rapirmi, tiranno, la vita,
Se rapita la pace tu m'hai,
Ma giammai tua consorte sarò.
(Parte Adelaide; dal lato opposto
parte Adelberto co' guerrieri).

SCENA QUINTA
Iroldo.

IROLDO
Vederti in pianto e non poterti mai,
Principessa infelice,
Porgere aita!... Arride a' cori ingiusti
Dunque la cieca sorte?
Ah! se d'alcun la morte
Giovar potesse alla dolente, oh Dio!...
La vittima opportuna, ecco, son io.
(Parte).

Vestibolo come nell'atto primo.

SCENA SESTA
Adelberto, Eurice, coro di guerrieri.

ADELBERTO
Lasciami: invan mi preghi...

EURICE
E il genitore
Lascerai fra' nemici?

ADELBERTO
E perderemo
Di sudor tanto il frutto in un sol giorno?
Cedere a un'ombra di timore? Oh scorno!

EURICE
Un'ombra di timor! Ma non sentisti
D'Ottone il messaggier? Se tu non rendi
Adelaide all'istante, a cruda morte
Berengario condanni.

ADELBERTO
Oh madre! il tuo
Tremante amor t'accieca.

EURICE
E al messaggiero
Che risponder potrai?

ADELBERTO
Che nulla io temo.

EURICE
E il cambio offerto?

ADELBERTO
Io lo ricuso.

EURICE
Io fremo!
Né ti move, o crudele
Il paterno periglio?

ADELBERTO
Altro io non vedo
Che Adelaide possedo,
Che perderla non posso.

EURICE
Almeno ascolta
Il pianto d'una madre.

ADELBERTO
Pianto indegno di te, di me, del padre.

EURICE
O indegno figlio! Oh pena!...
A che serbi la madre!... Or, via, mi svena.
Sì, mi svena, o figlio ingrato,
Sfoga appieno il tuo furor;
Va', m'unisci al crudo fato
A cui danni il genitor.
Se la vita non apprezzi
Di chi vita a te donò,
È ragion che ti disprezzi
Chi finor t'innamorò.
(Parte).

SCENA SETTIMA
Adelberto, coro.

ADELBERTO
Fermati... Non m'ascolta... Ah! chi mi pose
La benda agli occhi?... Prepotente amore
Tutti gli effetti si usurpò del core.

CORO
Berengario è nel periglio
Sol per te,
Ah! rammenta ch'eri figlio
Pria che re.

ADELBERTO
Figlio son io... lo sono... Atroce guerra
Si fa qui dentro... Io non ho fibra in petto
Che natura non tocchi, amor non mova...
Strazian quest'alma a prova
Empiendomi di larve e di paura...
Chi vincerà non so.

CORO
Vinca natura.

ADELBERTO
Grida, o natura, e desta
La mia virtù sopita,
E libertade e vita
Il genitore avrà.
Ah! che intanto a me rapita
Adelaide, oh Dio, sarà!

CORO
Non pentirti; e sia compita
La bell'opra, per pietà.

ADELBERTO
Come vivere potrei
Senza lei
Che non posso abbandonar?
Oh pensiero di dolore!...
Taci amore...
Io ritorno a vacillar.
Ascolto i gemiti
Del genitore,
Tutti gli spasimi
Provo d'amore;
Risolvo e dubito,
Avvampo e gelo;
Nemici ho gli uomini,
Nemico il cielo;
Pietoso il baratro
Amor mi fa.

CORO
Ascolta gli uomini,
Ascolta il cielo:
Del padre esigono
La libertà.
(Adelberto parte agitato; il coro lo segue).

SCENA OTTAVA
Eurice, Iroldo.

EURICE
Vieni: alla mia nemica
Io stessa parlerò.
Fugga, e lo sposo
Salvi così da morte.
Della cittade io le aprirò le porte.

IROLDO
Ti ricompensi il cielo
Dell'opra generosa.
Oh! qual ne avrai
Per tutta Italia onori.

EURICE
Taci: non farmi
Pentir del mio disegno. Il trono io perdo,
Mentre Adelaide oggi a salvare imprendo:
Ecco l'onore che dall'opra attendo.

IROLDO
Paga d'aver lo sposo
Sottratto a morte, dal tuo core almeno
Premio n'avrai; questo ti basti.

EURICE
Ah! vieni,
Né più parlar. Forza è piegar la fronte
Al destin che mi preme.
Ambi ne andrete all'ostil campo insieme.
(Partono).

Veduta del Lago di Garda come nell'atto primo.

SCENA NONA
Ottone, Ernesto, guerrieri alemanni.

ERNESTO
Signor... come imponesti,
Il gran cambio proposi ad Adelberto.
D'acconsentir incerto
Molto in pria si mostrò, poscia si arrese.
Ei di poter richiese
Teco parlar, purché non trovi inciampo
Al suo venir e al suo partir del campo.

OTTONE
Sicuro ci venga.
(Alle guardie)
Il prigionier si guidi
Al mio cospetto.
(Ernesto parte).
O mia vittoria vana,
Se Adelaide ho perduta, e se col padre
Di cambiarla ricusa il figlio indegno!

SCENA DECIMA
Berengario, Ottone, poi Ernesto.

BERENGARIO
(Io prigioniero! Oh mia vergogna! oh sdegno!)

OTTONE
Mirami in volto, o Berengario, e vedi
Il tuo giudice in me. Perfido! dimmi
Che ti giovò il tradirmi? Ogni diritto
Ti tolse il tuo delitto,
E perdesti per sempre e trono e serto.
Non li sperar mai più.

ERNESTO
Giunge Adelberto.

SCENA UNDICESIMA
Adelberto e detti.

BERENGARIO
Adelberto! mio figlio!

ADELBERTO
Oh padre mio!
Qual ti lasciai! qual ti riveggo!...
(A Ottone)
Il primo
All'affetto figlial pensier si doni,
Del cambio che ascoltai poi si ragioni.

BERENGARIO
Cambio, dicesti?

ADELBERTO
La tua vita,
Solo da te dipende; onde salvarti,
Rendo Adelaide. Ottone, intesi: accetto
L'offerta che mi festi.

BERENGARIO
Io la rigetto.

OTTONE
Come!

ADELBERTO
Perché?

BERENGARIO
Fia vero? A questo segno
Vile sei tu? Ceder colei? Sì tosto
Scordar potesti qual sudor versai
per salvar la mia preda; ed involarla
A me pretendi? Onde tal dritto? parla.

ADELBERTO
Dal tuo periglio. S'ei non fosse, o padre,
Chi rapir Adelaide a me potria?

BERENGARIO
Ogni periglio pria
Di vestir regio manto in mente avea;
Tutti li disprezzai;
Corona io volli o morte.

OTTONE
E morte avrai.
Vedrassi in faccia a quella
Se intrepido sarai siccome ostenti.
Al mio voler consenti,
O tutta l'ira mia sul capo aspetta.

BERENGARIO
(al figlio)
Vanne, e comincia tu la mia vendetta.

ADELBERTO
Oh! padre, ad ogni costo
Salvarti io bramo. La tua vita io compro
Col sacrifizio d'ogni affetto mio.
(A Ottone)
Adelaide, signor, render vogl'io.

BERENGARIO
Ferma; io lo impongo.
O figlio mio, non pensi
Quanto entrambi perdiam? Più della vita
Toglier mi vuoi, se di regnar mi togli.
Odimi, Ottone: se Adelaide io dono
Voglio in mercede dell'Insubria il trono.

ADELBERTO
(Che dirà?)

OTTONE
(Che risolvo?)

BERENGARIO
A questo prezzo
Adelaide ti rendo,
Io morrò se'ricusi.

OTTONE
(Ah! che Adelaide
Val più d'un regno.) Ebben, l'Insubria è tua.
Acconsento al gran patto. A me la destra
Porgi, e pegno di fede oggi sia questa.
Vieni all'accordo: io già soscrivo...

SCENA DODICESIMA
Adelaide accompagnata da Iroldo, e detti.

ADELAIDE
Arresta.
(Ottone, Berengario ed Adelberto rimangono attoniti.
Breve pausa).

OTTONE
Adelaide!... oh ciel! che vedo?
Chi spezzò le tue catene?
Ah! mia sposa, amato bene:
Incomincio a respirar.

ADELAIDE
Mi ravvisa. Al sen ti riedo;
Sciolse amor le mie catene.
Pur ti veggo, amato bene!
Pur comincio a respirar!

ADELBERTO e BERENGARIO
(Adelaide... oh ciel! che vedo?
Chi spezzò le sue catene?
Perché morte a me non viene?
Ho finito di sperar.)

OTTONE
(a Adelberto)
Parti. Alle chiuse mura
Affretta il tuo ritorno.
Prima che manchi il giorno
Mi rivedrai colà.

ADELBERTO
Parto; ma pria mi serba
La data fé tu stesso.
Sia di tornar concesso
Al padre in libertà.

ADELAIDE
(a Berengario)
Sì, l'otterrai; promessa
N'ebbe la tua consorte
Quando mi aprì le porte
Della fatal città.

BERENGARIO
Oh tradimento!... Io resto:
La libertà disprezzo;
Vita non compro a prezzo
D'infamia e di viltà.
(Adelberto tira in disparte Berengario,
Ottone, Adelaide, e tutti nel medesimo
tempo dicono):

ADELBERTO
Cedi, o padre, e la vendetta
Vieni a compiere con me.

BERENGARIO
Vanne; lasciami: perfetta
Pago io son se l'ho da te.

OTTONE
Vuoi ch'ei parta? Ah! no, vendetta
Io giurai di far per te.

ADELAIDE
A giurarlo io fui costretta
A chi libera mi fe'.

OTTONE
(a Berengario)
Fuggi, e a lasciar preparati
Il mal premuto trono.

ADELBERTO
(al medesimo)
Alla tua gloria serbati.
Guida a' tuoi passi io sono.

ADELAIDE
(come sopra)
Vanne, ed almen ricordati
Quanto io t'accordo in dono.

BERENGARIO
Vado: vedrai qual uso
Del dono tuo farò.

BERENGARIO e ADELBERTO
Non credere un giorno
D'avermi avvilito.
Al campo ritorno,
All'armi t'invito,
Rinasce nel core
L'antico valore,
E l'uso del brando
Perduto non ho.

OTTONE
È giunto il gran giorno,
Il regno è finito.
Al campo ritorno,
Accetto l'invito.
Mi accresce il valore
La forza d'amore,
Che solo del brando
La destra mi armò.

ADELAIDE
È giunto il gran giorno,
Il regno è finito.
(Tremante ritorno,
Il core ho smarrito.)
Ti accresca il valore
La forza d'amore.
Fuorché nel tuo brando
Speranza non ho.
(Partono Adelaide e Ottone verso la tenda;
Berengario e Adelberto fuori del campo).

Magnifica tenda.

SCENA TREDICESIMA
Ernesto, guardie; indi Iroldo.

ERNESTO
Compagni, a voi fidata
Fia la sposa d'Ottone. Allor che accesa
La battaglia sarà, di questa tenda
All'ingresso vegliate.
Difendetela voi. Fatta sicura,
Adelaide riposi e non paventi
Alcun nemico che assalir la tenti.

IROLDO
Più che non pensi, Ernesto,
Grave sarà la pugna. È ver che pochi
Di Berengario sono,
D'Adelberto i guerrier, ma coraggiosi,
Ed il coraggio loro accresce e addoppia
Della feroce coppia
Il furor disperato.

ERNESTO
Ottone è tale
Ch'ogni furor sostiene:
Lo vedrai vincitor.

IROLDO
Ecco che viene.

SCENA QUATTORDICESIMA
Ottone e detti.

OTTONE
Ogni guerriero, Ernesto,
All'armi si prepari. Alto si ascolta
Dalle nemiche mura
Sollevarsi fragor. Fra poch'istanti
All'ultimo cimento
Berengario e Adelberto
Di Canosso usciranno.
(Ernesto parte).
E tu che fosti
In cotante sciagure
D'Adelaide il sostegno,
Mercé ne avrai poich'io ritorni al regno.

IROLDO
Quando, signor, la spada
Cinsi di cavalier, farmi giurai
Del giusto protettor; pago son io
D'aver serbato il giuramento mio.
Giunge Adelaide a te.

SCENA QUINDICESIMA
Adelaide e detti.

ADELAIDE
Come son brevi,
O principe diletto,
Gl'istanti del piacere! a' miei timori
Per te ritorno, e nella nuova pugna,
Benché mi rassicura il tuo valore,
Mille perigli, oh Dio! vede il mio core.

OTTONE
Cessa dal palpitar. Questo, o mia vita,
È l'estremo periglio. Il cielo arride
Propizio al mio coraggio e a' dritti tuoi;
Scaccia il timor: combatterà per noi.

SCENA SEDICESIMA
Ernesto, coro di guerrieri, e detti.

ERNESTO
Signor, già di Canosso
Berengario e Adelberto
Coll'esercito uscir; già le feroci
Grida appressarsi a noi sentii dal campo;
Mirai dell'armi in faccia al sole il lampo.

OTTONE
Vadasi.
(Ad Adelaide)
Addio.

ADELAIDE
Fermati... Senti... Ah! prence...
Ah! lasciarti non posso...

OTTONE
Il pianto affrena
Alla vittoria io volo. Un solo addio
Ti chieggo, e nascondendo il tuo dolore,
Riconforta, o mia vita, il mio valore.

ADELAIDE
Sì, vanne... Addio... un altro istante, o caro
Meco ti voglio ancor. Col pianto mio
Indebolire, oh Dio!
Non voglio il tuo coraggio; io lo nascondo,
E fra' perigli di sì lieto istante
Intrepido ti segue il core amante.
(Si scioglie un velo e ne cinge Ottone).
Cingi la benda candida
Che amor ti dona, o caro:
Quel velo e quell'acciaro
Faranno i rei tremar.
Va' pur, mio bene, a vincere
Sotto sì bella insegna,
Che vuol con te pugnar.

OTTONE
Cingo d'amor l'insegna;
Saprò per lei pugnar.
(Parte col coro).

ADELAIDE
Se grate son le lagrime
Ai numi in tal periglio,
Vieni mio cuor sul ciglio,
Deh corri a lagrimar.

CORO
(rientrando)
Alla gioia il cor prepara:
Il nemico è vinto già.

ADELAIDE
Temere un danno
Per un momento;
Pianger d'affanno,
Poi di contento,
Questo è il maggiore
Piacer d'amore,
Che possa un'anima
Giammai provar.

CORO
A tanto amore,
A quel valore,
Giammai vittoria
Potea mancar.

Esterno della fortezza di Canosso.

SCENA DICIASSETTESIMA
Le porte sono aperte; la scena è occupata
dall'esercito vincitore e da' prigionieri. Esce
il popolo dalla fortezza, portando corone di
fiori e d'alloro. Ottone comparirà sopra un
carro trionfale, seguito da Adelberto e da
Berengario incatenati.

CORO
Serti intrecciar le vergini
De' più pregiati fiori,
Ordir corone i giovani
Di sempre verdi allori
Quando a battaglia, intrepido,
Si mosse Otton così.

PARTE DEL CORO
Più belli in fronte ridano
Al vincitor i fiori,
Più belli al crin verdeggino
Del grande Otton gli allori,

TUTTO IL CORO
Che vinse Berengario
Due volte in un sol dì.

SCENA DICIOTTESIMA
Adelaide seguita da Iroldo. Ottone scende
dal carro e va ad incontrarla. Berengario e
Adelberto, in aspetto sdegnoso, rimangono
in disparte.

OTTONE
Questi, che a me presenta
Del popolo l'amor, serti onorati
Sono al mio cor più grati
Della corona che mi splende in fronte,
Poiché gloria gl'intreccia, amor li dona;
Ma della mia corona
E degli allori miei
Più cara, o principessa, a me tu sei.
Vieni: tuo sposo e amante
A questo cuor ti stringo.
Fra canti di vittoria
Del serto mio ti cingo.
(L'incorona).
Rammenti fama e gloria
Che trionfai per te.
Ma rammenti il tuo bel core
Che giurommi amore e fé.

ADELAIDE
Ah! tu sai di quanto ardore
Piena l'alma amor mi fe'.

ADELBERTO e BERENGARIO
Dove ascondo il mio rossore?
Un pugnal chi porge a me?

CORO
Ti sorrida e gloria e amore,
Nostro prence e nostro re.

OTTONE
Al trono tuo primiero
Regina ancor ti rendo;
Al soglio dell'impero
Meco a regnar ti attendo;
A te dovrò mia gloria.
D'Imene il talamo
Amor ci addita;
Gioia gradita
Mi ferve in cor.
E fra i più teneri
Soavi affetti
Dolci diletti
Prepara Amor.

ADELAIDE
Fra dolci vincoli
Ci stringa Amor.

ADELBERTO e BERENGARIO
Numi, qual fulmine
Ci piomba al cor!

CORO
Del Ciel benefico
Splende il favor.




Atto I
Atto II