Gioacchino Rossini
Zelmira


Dramma per musica in due atti di Andrea Leone Tottola


PERSONAGGI

Polidoro
Zelmira
Ilo
Antenore
Emma
Leucippo
Eacide
Gran Sacerdote



Atto I
Atto II



ATTO PRIMO

Vasta pianura sul mare e fuori le mura di
Lesbo. Al lato dritto magnifico ingresso alle
tombe de' Re di Lesbo, ingombro in parte
da annosi cipressi, che lo circondano.

SCENA PRIMA
La notte è vicina al suo termine. Vari
gruppi di guerrieri di Mitilene sbigottiti
attraversano la scena; altri vi si aggirano

nel massimo disordine; indi Leucippo, infine
Antenore.

TALUNI DE' GUERRIERI
Oh sciagura!

ALTRI
Oh infausto evento!

I PRIMI
Dei! qual notte!

GLI ALTRI
Oh tradimento!

TUTTI
Mi si agghiaccia in seno il cor!

LEUCIPPO
(giungendo premuroso)
Ciel! che avvenne?

CORO
Accorri, o forte.
Sappi… oh pena!

LEUCIPPO
E che?

CORO
Trafitto
Sulle piume... in grembo a morte
Giace Azor.

LEUCIPPO
Che ascolto! Azor!
E qual man lo ha trucidato?

CORO
Ah! s'ignora...

LEUCIPPO
Oh prence amato!
Tu rapito al nostro amor?
Su vendetta! e che si aspetta?
Si conosca il traditor.

CORO
Sì, ti affretta alla vendetta!
Fia punito il traditor.

ANTENORE
(fingendo il massimo smarrimento)
Che vidi! amici, oh eccesso!
Là il prence è spoglia esangue.
Il mio vigor già langue...
Mi opprime lo stupor.
Odo le tue querele
Spettro fremente, irato...
Ma il malfattor crudele,
Che ha il sangue tuo versato,
Fra l'ombre degli abissi
Dovrà seguirti or or.

LEUCIPPO
In te il suo vindice
Ciascuno addita:
Di Azorre Antenore
Sia successor.

CORO
Sì, regna, o principe:
Al tron t'invita
Il voto unanime
Del nostro cor.

ANTENORE
(Sorte! secondami!
Quest'alma ardita
Va il prezzo a cogliere
Del tuo favor.)

LEUCIPPO
Della tenda real la doppia soglia
A' veglianti custodi
Affidata non fu?

ANTENORE
Li opprime ancora
Narcotico liquor, che loro ad arte
Forse apprestò la iniqua man, che avea
Impugnato l’acciar.

LEUCIPPO
Ma indarno speri
Sottrarsi il reo dal fulmine, che il persegue
Nelle tenebre istesse, ov'ei securo
Crede avvolger suoi falli. E v'ha misfatto,
Che da' profondi abissi al chiaro lume
Non tragge ognor co' suoi prodigi il Nume?

ANTENORE
Tutte di Lesbo, o fidi,
Si percorran le vie; di Argo lo sguardo
Abbia ciascun: cade la notte, e forse
Qui d'intorno si aggira
Il colpevole ancora; a ravvisarlo
Vi sarà guida il Ciel.
(I guerrieri partono per vari sentieri).

LEUCIPPO Siam soli.

ANTENORE
(abbracciandolo)
Oh amico!

LEUCIPPO
Brami di più? di Lesbo e Mitilene
Già il soglio è tuo: ne sgombra a te il sentiero
Questa destra, che tinta
È del sangue di Azor.

ANTENORE
Non basta: estinta
De' Re di Lesbo ancora
Non è la prole, e di Zelmira il figlio...

LEUCIPPO
L'empia sua madre, che la tomba schiuse
Al vecchio genitor, tolse ogni dritto
Sul tron degli avi al germe
Di un principe stranier.

ANTENORE
Farla più rea
Ne gioverà, Leucippo.

LEUCIPPO
Il mio disegno
Penetrasti, o signor. Le fila ordite
Già son, perché si creda
Della morte di Azor Zelmira autrice.

ANTENORE
A te mi affido.

LEUCIPPO
Io volo
L'opra a compir.

ANTENORE
Va', mio sostegno. Oh quale
Ben dovuta mercede
A te la mia riconoscenza appresta!

LEUCIPPO
Regna felice, e la mercede è questa.
(Partono per vie opposte).

SCENA SECONDA
Emma piena di raccapriccio fugge da
Zelmira, che la trattiene.

ZELMIRA
Non fuggirmi...

EMMA
Dileguati!

ZELMIRA
Mi ascolta
All'amica Zelmira
Volgi pietosa il ciglio.

EMMA
Oh cor più fero
D'ircana belva! oh snaturata figlia,
Che al furor de' nemici
Espose il genitor! poss'io mirarti
Senza fremito e orror?

ZELMIRA
T'inganni... io sono...

EMMA
Di barbarie inaudita
Il primo esempio.

ZELMIRA
Ah no... mi siegui...

EMMA
E dove?
Forse a pascer lo sguardo
Su gl'insepolti avanzi
Dell'autor de' tuoi giorni?

ZELMIRA
Ah! meglio apprendi
A conoscer Zelmira.

EMMA
E che?

ZELMIRA
Mi giura
Inviolabil silenzio.

EMMA
È il tuo misfatto
Palese appien.

ZELMIRA
Sono innocente... il padre...
Guarda... siam sole?

EMMA
Alcun non ti ode...

ZELMIRA
Ebbene,
Meco scendi, e vedrai
Che ingiusta sei, che mi oltraggiasti assai.

(Assicuratasi di non essere osservata,
prende per mano Emma, si avanza verso la
tomba, ne apre sollecitamente l'ingresso, e
vi s'introduce con Emma, rinchiudendone
dietro la porta).

Gran sala sotterranea; robuste colonne ne
sostengono la volta. Veggonsi magnifiche
urne, e maestosi mausolei innalzati alle
ceneri de' Sovrani di Lesbo. Vi si scende per
ampia scala di bianco marmo. Alcune
lampade accese, e qualche raggio di diurna
luce, che penetra appena da un forame
superiore, danno debol lume a questo
augusto luogo sepolcrale.

SCENA TERZA
Polidoro, immerso ne'suoi tristi pensieri, è
appoggiato alla base di una colonna.
Scuotesi dalla sua concentrazione, guarda
sull'alto, e nel vedere già sorto il nuovo
giorno, esclama:

POLIDORO
Ah! già trascorse il dì...
Altro ne sorge ancor...
Né riedi al genitor,
Zelmira amata?
Se lungi dal tuo sen
Deggio penar così,
Chiuda i miei lumi almen
La sorte irata!

SCENA QUARTA
Discendono dall'alto Zelmira ed Emma.

POLIDORO
Ma m'illude il desio? no... Ciel pietoso!
(lietissimo nel vedere Zelmira)
Grazie ti rendo! ecco la figlia!... E quella,
(nel mirare Emma)
Che la segue, chi è mai?

ZELMIRA
(indicando il padre ad Emma)
Miralo.

EMMA
Oh stelle!
Che veggo? egli respira?
Oh qual sorpresa!

ZELMIRA
Ah padre mio!

POLIDORO
Zelmira!
(Abbracciandosi).
Soave conforto
Di un padre dolente!
Nel giubilo assorto
Più affanni non sente
Il cor, che desia
Sol viver con te!

ZELMIRA
Le braccia mi stendi,
Mio dolce ristoro!
Men fiero tu rendi
L'acerbo martoro,
Che l'anima opprime
Se teco non è.

EMMA
Da gioia e stupore
Confusa ed oppressa,
Ho l'alma perplessa,
Non sono più in me!

ZELMIRA
Oh grato momento!

POLIDORO
Oh immenso contento!
Dal fato non spero
Più bella mercé!

POLIDORO
Ma di', perché costei
(indica Emma)
In questo asilo...

ZELMIRA
Intendo.
Non paventar di lei:
Mi è fida.

EMMA
(a Zelmira)
I dubbi miei
Perdona...
(Qui d'improvviso si ascoltano di sopra
alla volta confuse grida, ed una marcia
di lontano).
Oh qual fragor!

POLIDORO
(salendo in parte la scala)
Figlia... ti appressa... ascolta!

ZELMIRA
Risuona questa volta
Di marzial concento!

EMMA
Lontane strida io sento!

ZELMIRA
Padre, ti lascio; addio!

POLIDORO
Tu mi abbandoni?

ZELMIRA
E d'uopo
Saper che avvenne.

POLIDORO
Ah resta!
Tu accresci il mio timor!

ZELMIRA, EMMA e POLIDORO
Qual crudeltade è questa!
Ah! mi si spezza il cor!

ZELMIRA
Se trova in te scampo
L'oppresso innocente,
Tu salvami il padre
O Nume clemente,
E pera la figlia
Pel suo genitor.

EMMA
Se trova in te scampo
L'oppresso innocente,
Tu salvale il padre
O Nume clemente,
Di misera figlia
Ti muova il dolor.

POLIDORO
La mente è in vortice!
Non ho più consiglio!
Mi opprime la immagine
Di un nuovo periglio...
Oh stelle! cessate
Dal vostro furor!
(Pausa: i tre attori rinnovano la loro attenzione).

ZELMIRA
Cessa il clamor.

EMMA
Tutto è silenzio.

POLIDORO
Ah forse
L'usurpatore Azor di compre evviva
Fra bellico fragor pascea l'orgoglio.

ZELMIRA
Ah! non tel dissi: estinto
Da ignota man fu l'oppressore indegno,
Che a te rapì lo scettro, a me la pace.

POLIDORO
Quando?

ZELMIRA
La scorsa notte, e mentre al sonno
Chiuse le luci avea.

POLIDORO
De' torti miei
È alfin vindice il Ciel! oh se opportuno
Ilo giungesse a queste spiagge!

ZELMIRA
E quale
Dal suo valor potresti
Sperar difesa? immensa gente invade
La oppressa Lesbo, e vittima egli stesso
Della perfidia ostil...

POLIDORO
Taci... felice
Tragga altrove i suoi dì!

ZELMIRA
Ma il tempo vola...
Deggio lasciarti.

POLIDORO
Ah no...

ZELMIRA
Dover di figlia
Se ingegnosa mi rese
La tua vita a salvar, materno affetto
Sollecita mi rende
Dalle insidie nemiche
Il figlio a preservar.

POLIDORO
Pensa che il solo
Alimento che nudre
Le forze mie spiranti,
È il vederti frequente.

ZELMIRA
E da te lungi
Al par del tuo penoso è il viver mio.
Mi rivedrai.

ZELMIRA
Serba i tuoi giorni.

ZELMIRA, EMMA e POLIDORO
Addio!
(Zelmira ed Emma vanno per la stessa scala).

Piazza. Tempio di Giove da un lato.

SCENA QUINTA
Al suono di marcia festiva e preceduto da' suoi
guerrieri giunge il principe Ilo.
Eacide lo siegue.

CORO DI GUERRIERI
S'intessano agli allori
I mirti di Cupido,
E da per tutto il grido
Echeggi del piacer!
Dopo i marziali orrori
Imen fra le sue tede
Oh quanti a te concede
Istanti di goder!

ILO
Terra amica, ove respira
La consorte, il figlio amato,
Qual contento in sen m'ispira
Quell'aspetto lusinghier!
Là fra l'armi, e mentre intorno
Si aggirava a me il periglio,
Riveder la sposa, il figlio
Era il dolce mio pensier!

CORO
Rivedrai la sposa, il figlio,
Sarà pago il tuo voler.

ILO
Cara! deh attendimi!
Nel tuo bel seno
Volar saprò.
Felici l’aure,
Che per te spirano!
Felici i zeffiri
Che a te si appressano!
E avventurato
Dirmi potrò
Quando al mio lato
Ti rivedrò.
La bianca mano
Ti bacerò...
Da te lontano
Più non sarò...
Oh inesprimibile,
Dolce diletto!
Di te il mio petto
S'inebbriò!

CORO
Gli Dei proteggano
Sì bell'ardore:
Lo serbi Amore,
Che lo destò.

EACIDE
Godi, o signor: che più a bramar ti resta?
Del tuo brando al balen qual polve al vento
Si dileguò l'oste orgogliosa, e pace,
Prezzo della vittoria,
Alla patria rendesti: or fausto il Nume
Alle famose gesta
Del tuo valor bella mercede appresta.

ILO
Sien grazie ai Numi! un avvenir beato
Gustar potrò di cari oggetti al lato.
Ma il fervido desìo così mi accende,
Che penoso ogn'indugio al cor mi rende.
Zelmira a che non vien?

EACIDE
Non giunse ancora
Forse del tuo ritorno
La novella alla reggia.

ILO
Ite, o miei fidi,
Voi l'affrettate: a Polidoro, il degno
Genitor di Zelmira,
Che pacifico regna
Ne' cadenti suoi dì, dite che il figlio
Rispettoso al suo piede,
Per mai più abbandonarlo, alfin sen riede.

EACIDE
Volo a' tuoi cenni.

(Parte verso la reggia con alcuni de' guerrieri).

ILO
Sulle frigie navi
Rieda ciascuno, e'l volere attenda.
(Partono altri verso il lido. Restano altre guardie).
Ma non m'inganno! è quella
La sposa mia?... sì, tu mel dici o core
Co' palpiti frequenti! ah vieni... ah vola
A questo sen, bella Zelmira!
(Incontrandola con trasporto).

SCENA SESTA
Zelmira e detto, indi Emma e donzelle.

ZELMIRA
(Oh Cielo!
Egli è fra' suoi... svelargli ah non poss'io
Le funeste vicende.)

ILO
Ecco le braccia...
Quanto vi desiai, care ritorte!

ZELMIRA
Sposo... (che pena!) io ti riveggo!... (oh morte!)

ILO
Ma qual gelida man? qual nube ingombra
Il seren de' tuoi rai?

ZELMIRA
Dolce sorpresa...
Inaspettata gioia
Smarrì miei sensi...

ILO
E a che t'infingi? io veggo
Del dolor che ti opprime
Le tracce su quel volto...

ZELMIRA
E da te lungi
Come gioir potea?

ILO
Dunque al contento
Ritorna o cara or che ti sono allato.

ZELMIRA
Vorrei... nol posso... ah! mel contrasta il fato!

ILO
A che quei tronchi accenti?
Dei! quel pallor perché?

ZELMIRA
(Reggere a tai tormenti
Possibile non è!)

ILO
Forse di te non degno
Riede il tuo sposo?

ZELMIRA
Oimè!
Deh non ti muova a sdegno
Il mio tacer ....

ILO
Ma che?
L'affetto hai spento a segno,
Ch'io ti son grave?

ZELMIRA
Ah no...
Più che ti amai ti adoro...
Lungi da' suoi bei lumi
Deh voi lo dite o Numi
Se l'alma mia penò!

ILO
E a che sospiri? il figlio
Forse perì?

ZELMIRA
No, il Cielo
A' prieghi miei clemente,
Ancor quell'innocente
Al genitor serbò.

ILO
Ah! se caro a te son io,
Se respira il figlio ancora,
Ecco sorta alfin l'aurora
Della mia felicità!

ZELMIRA
(Quanto costa al labbro mio
Trarlo ormai dal dolce inganno!
La sua gioia in quanto affanno
Giusto Ciel! si cangerà!)

ILO
Dimmi... al tuo padre è noto
Il mio ritorno?

ZELMIRA
(Oh istante!)

ILO
Sieguimi... alle sue piante
Guidami pur ....

ZELMIRA
Ti arresta!
(fremendo)
Non sai

ILO
Tu fremi?

ZELMIRA
Oh cielo!

ILO
Tu piangi?

ZELMIRA
Un denso velo
Già va offuscando il ciglio...

DONZELLE
(premurose)
Zelmira! oh qual periglio
A te sovrasta!

EMMA
Oh misera!
Tu sei perduta...

DONZELLE
Antenore
Insidia la tua vita...

EMMA
E in te la ignota mano,
Che uccise Azor, si addita...

EMMA e DONZELLE
Da stuol feroce, insano
Salvati per pietà!

ZELMIRA
Oh nuovo eccesso!

ILO
(a Zelmira)
Ah! spiegati...
Che deggio udir?

ZELMIRA
(in uno slancio)
Deh fuggimi!
Torna alla patria, e lasciami
Al fato inesorabile,
Che mi persegue ognor!

ILO
(Che mai pensar? che dir?
Tutto è incertezza, orror!
Più barbaro martir
No, non provai finor!)

ZELMIRA
(Come parlar? che dir?
E tacer deggio ancor?
Ah! non si può soffrir
Sì barbaro dolor!)

EMMA e DONZELLE
Sorte spietata! ah cessa
Dal fiero tuo rigor!
Ché alla barbarie istessa
È strano un tal furor.
(Partono per vie opposte).

SCENA SETTIMA
Antenore, indi Leucippo, poi Ilo di nuovo, in
fine sacerdoti dal tempio.

ANTENORE
T'intendo, istabil Diva, e 'l crin che mi offri,
Audace io stringerò. Di Lesbo al lido
Giunse l'iliaco Prence, e fra breve ora
Al trucidato Azorre, al Rege estinto
Avrà pari il destin. Insidia ed arte,
Onde assopirlo e quindi
Sorprenderlo all'agguato,
Mancar non mi saprà.

LEUCIPPO
Tutto risponde
A' tuoi voti, o signor: da me sedotto
Di Lesbo e Mitilene
Il volgo ed il guerrier, crede in Zelmira
L'omicida di Azor.

ANTENORE
Novello inciampo
A' miei disegni Ilo qui venne: al figlio
Il diadema degli avi
Sempre intento a serbar, l'armi di Troia
Può muovere a mio danno.

LEUCIPPO
Ebben col figlio
Cada egli stesso.

ANTENORE
Oh mio verace amico!
Da sì grave periglio
Basti a trarmi il tuo braccio, il tuo consiglio.

ILO
(fremendo)
Quai delitti! che intesi! oh Polidoro!
Oh Lesbo sventurata!

LEUCIPPO
(Eccolo!)

ANTENORE
(E freme!
Secondami.)

ILO
Si fugga
Da una tigre, che tinta
È del sangue paterno… oh infausto lido,
Dove natura è conculcata, oppressa!

ANTENORE
Ilo!

LEUCIPPO
Signor!

ANTENORE
Sei tu? qual rio destino
Ti trasse in Lesbo?

LEUCIPPO
Alla crudel consorte,
Avida di tua morte,
Vieni tu stesso ad immolarti?

ILO
Antenore!
Dell'oppressor di Lesbo
Empio seguace! ah! nel mirarti io fremo!

ANTENORE
Qual fallo è il mio? della spergiura sposa
La barbarie ne incolpa. Occulto affetto
Ad Azor la stringea. Movesti appena
Da Lesbo il piè, che l'empia a queste spiagge
Le armi affrettò del tuo rivale, e poi
Al suo furente ed impudico ardore
Patria immolò, consorte e genitore.

ILO
Ah! più non reggo! anima infida! e puoi
Tanto infingerti meco?
Esagerarmi l'amoroso affanno?

ANTENORE
Arme usata è per lei scaltrito inganno.
Mentre qual fiera ingorda
Arma a ferir l'artiglio,
Su i labbri suoi, nel ciglio
Par che sorrida Amor.
Intrepida e sicura,
Fede e costanza giura,
Ma di costanza e fede
Frange le leggi ognor.
Sì triste ritorte,
O Prence infelice!
La barbara sorte
Avvinse per te!

ILO
Oh barbara sorte!
Mio core infelice!
Oh iniqua consorte!
Tradirmi, e perché?
(Dal tempio a passo grave si avanzano i
sacerdoti, e giunti ad Antenore, lo circondano
e parlano in tuono fatidico e misterioso).

ANTENORE
Ma i sacri ministri
Che chiedon da me?

SACERDOTI
Di luce sfavillante
Un raggio balenò.
La voce del Tonante
Nel tempio risuonò.
"Antenore di Lesbo
Sia difensor, sostegno:
È a lui dovuto un regno,
Che tanto meritò."

ILO
(Oh smania atroce!)
(Parte).

ANTENORE
(Oh giubilo!)

LEUCIPPO
Vieni la fronte a cingere
Del real serto...

SACERDOTI
Ai popoli
Vieni a donar la pace.

LEUCIPPO e SACERDOTI
Lesbo dolente e misera
Sciolga da' lacci il piè.

ANTENORE
(Ah! dopo tanti palpiti
Contenta è alfin quest'anima!
Non che non posso esprimere
Qual gioia io sento in me!)

LEUCIPPO e CORO
Di guerra il grido infausta
Dovrà cessar per te.
(Antenore e Leucippo partono tra' sacerdoti).

SCENA OTTAVA
Zelmira ed Emma.

ZELMIRA
Emma fedel, dal tuo bel core io chieggo
Di tenera amistà la pruova estrema.

EMMA
Del sangue mio fa d'uopo?
Fino all'ultima stilla Versalo pur.

ZELMIRA
Finché lo sposo io possa
Disingannar, del padre mio la sorte
Palesargli, fuggir da questo lido,
In ermo asilo, ove gli ostili aguati
Fian vani a danno suo, serbami il figlio.

EMMA
Sì, di Antenore, il fero,
Per te, per lui paventa: il tuo candore
Osa macchiar nell'incolparti l'empio
Della morte di Azor.

ZELMIRA
Che rea non sono
Se noto è al Ciel, dal divin braccio io spero
E soccorso, e difesa: il figlio intanto
Salvami per pietà!

EMMA
L'usurpatore,
Avido di regnar, sull'innocente,
Che del trono di Lesbo
Può intralciargli il sentier, l'armata destra
Scagliar saprà.

ZELMIRA
Taci! l'ascondi; è a lui
Periglioso ogn'istante... oh pene atroci!
Il vincolo più sacro e insiem soave
Voi rendete per me tanto infelice
Di consorte, di figlia e genitrice!
(Al figlio)
Perché mi guardi e piangi,
Parte del sangue mio?
Forse l'estremo addio
Mi annunzia il tuo dolor?

EMMA
Ma qual pensier funesto! Lascialo...

ZELMIRA
Un altro amplesso...

EMMA
Tradirlo può l'eccesso
Del tuo materno amor.

ZELMIRA e EMMA
Ah! chi pietà non sente
Del mio/suo crudele affanno,
O chiude un cor tiranno,
O non ha in petto un cor.
(Viano).

Sala magnifica nella reggia, ov'è innalzato un trono.

SCENA NONA
Festiva marcia: precedono in bell'ordine
disposte le guardie reali di Lesbo e Mitilene;
seguono i Grandi di entrambi i regni, indi le
reali donzelle cinte di ghirlande di fiori;
infuse, al fianco del gran sacerdote e di
Leucippo ed in mezzo a' ministri di Giove, si
avanza Antenore in regal manto e colla testa
nuda. I paggi, che chiudono la pompa,
recano su due dorati bacini la corona
gemmata e lo scettro. Durante la marcia, e
finché Antenore è condotto sul trono, si
canterà coll'indicato dettaglio il seguente coro.

DONZELLE
Si sparga di fiori
Del soglio il sentier.

GUERRIERI
Di bellici orrori
Sia lungi il pensier.

TUTTO IL CORO
Bell'aura di pace
Al nembo succeda:
Ogni anima rieda
Dal pianto al goder.

DONZELLE
Se dono de' Numi
È Antenore al trono,

GUERRIERI
Godiam del gran dono,
Giuriamo a lui fé.

TUTTO IL CORO
Maggior fra gli eroi
Per senno e valore,
Di Lesbo, di noi
Sia padre, sia Re.

ANTENORE
(in piedi sul trono)
Sì, figli miei, di Lesbo
Padre, sovrano e amico,
Al suo splendore antico
Renderla appien saprò.

GRAN SACERDOTE
(prende la corona, e ne
adorna il capo di Antenore)
Quel fronte illustre, usato
A' verdeggianti allori,
Regal diadema onori.

LEUCIPPO
(presenta lo scettro ad Antenore)
Regga lo scettro aurato
La destra, che ti rese
Chiaro per l'alte imprese.

TUTTO IL CORO e ANTENORE
E in te di me amor paterno,
In voi noi di pura fede
Stringa un legame eterno
Il Ciel che mi premiò.

LEUCIPPO
Alle squadre, che fervide all'Etera
Già gli evviva lietissime innalzano,
Ti presenta: la regia tua porpora
Loro accresca la gioia, il piacer.

ANTENORE
Sì... si vada (momento di giubilo!
Quanto all'alma tu sei lusinghier!)

CORO e LEUCIPPO
Questo giorno ridente, propizio
Sia di calma l'amico forier.
(Tutto il corteggio segue Antenore).

SCENA DECIMA
Ilo, indi Leucippo guardingo, infine Zelmira.

ILO
Il figlio mio,
Stelle! dov'è?
Ah! nol vegg'io!
Che pena!... oimè!
Lo chieggo invano...
Da me sparì...
Barbara mano
Me lo rapì!
Oh Ciel! la smania
Mi strazia il cor!
Non so resistere
Al rio dolor!
(Cade quasi in deliquio su di una sedia).

LEUCIPPO
(Eccolo! ansante
Giunger lo vidi,
E le sue piante
Volli seguir.
Svenne! propizio
È ormai l'istante...
Giovi ad Antenore
Il suo morir.)
(Impugna uno stilo, e si avanza a ferire Ilo.
Zelmira, che giunge dall'altro lato, corre
a fermarlo, trattenendogli il braccio e
disarmandolo all'improvviso.
Leucippo profitta di tale circostanza e,
lasciando il pugnale in mano a Zelmira,
si appressa ad Ilo e lo scuote).

ZELMIRA
Che tenti! ah fermati!

LEUCIPPO
(All'arte!)
Ah perfida! Ilo! deh salvati!

ILO
Che miro! oh fulmine!

ZELMIRA
(a Leucippo)
Empio! che mediti?

LEUCIPPO
S'io non giungea
Pronto a salvarti,
La donna rea
Volea svenarti.

ZELMIRA
Ah! non è vero...
Sappi... egli stesso...

ILO
Numi! qual nero...
Qual nuovo eccesso!
Di sangue sazia
Non sei tu appieno?
Ebben feriscimi...
Ecco il mio seno...
Mi unisci... oh barbara!
Al genitor.

ZELMIRA
Ah sposo! ascoltami...

ILO
Vanne... spietata!

ZELMIRA
Colui scagliavasi
Con destra armata...

LEUCIPPO
No, non difenderti...
Taci, o colpevole!
La tua ferocia
È manifesta...

ILO
Oh della Libia
Belva funesta!
Fuggi! allontanati
Dal mio furor!

ZELMIRA
Oh qual calunnia!
Che pena è questa!
Sento dividermi
A brani il cor!

LEUCIPPO
(Vendetta! ah saziati
Nel suo dolor!)

SCENA ULTIMA
Antenore frettoloso con coro di guerrieri e
donzelle.

ANTENORE
Che avvenne?

LEUCIPPO
Al suo consorte
Era per dar la morte
Quell'anima crudel.

CORO
Come!

ANTENORE
Che ascolto!
Oh Ciel!

TUTTI ad eccezione di ZELMIRA
La sorpresa... lo stupore
Mi ha colpita, sbalordita!
Già m'ingombra un tetr'orrore!
Mi circonda un freddo gel!

ZELMIRA
Giusti Numi! ah! voi che siete
Degli oppressi aita e scudo,
L'innocenza proteggete
Di quest'anima fedel!

ANTENORE
Alla strage ognor ti guida
Nera furia che t'invade?
Tu di Azor fosti omicida,
Tu del padre i giorni hai spenti...

ZELMIRA
Cessa... oh indegno! e questi accenti
Frena pur...

ANTENORE
Guardie! alla pena
Sia serbata

CORO
A morte! a morte!

ZELMIRA e ILO
Stelle avverse! iniqua sorte!
Oh inaudita avversità!/crudeltà!

LEUCIPPO, ANTENORE e CORO
Vanne pur fra le ritorte,
Vanne o mostro di empietà!

ZELMIRA, EMMA, ILO, ANTENORE,
LEUCIPPO e CORO
Fiume che gli argini Rompe e sorpassa,
Tremenda folgore - Che uccide e passa,
È men terribile - Di quell'affanno,
Che inesorabile - Mi strazia il cor!
(Zelmira è condotta fra le guardie;
si cala il sipario).





Atto I
Atto II


ATTO SECONDO

Sala magnifica come prima.

SCENA PRIMA
Antenore e Leucippo da parti opposte.

LEUCIPPO
Gran cose, o Re!

ANTENORE
Che rechi?

LEUCIPPO
Al suo consorte
Questo foglio Zelmira
Dal carcere inviò. Di un fido servo,
Che l'educò bambina,
La pietade destò. Ma fu da' miei
Costui sorpreso, e messo in ceppi. Ah leggi,
Ed inarca le ciglia.
(Dando il foglio ad Antenore, che avidamente
lo legge).

ANTENORE
"Ilo, deh vola
Co' tuoi prodi a salvarmi. Allor saprai
Che rea non son, né parracida: il Cielo...
Un mio felice inganno...
Basta... corri... ti affretta
Di me... del padre.. alla comun vendetta".
Quai sensi! e Polidoro
Forse spento non è?

LEUCIPPO
Ma tra le fiamme
Ei non perì di Cerere nel tempio,
Dopo che al vincitor Zelmira istessa
L'asil del padre palesò?

ANTENORE
L'arcano
Che qui si asconde, ad ogni costo io voglio
Leucippo, penetrar.

LEUCIPPO
Fingi clemenza,
Sciogli Zelmira, osserva
Vigile i passi suoi.

ANTENORE
T'intendo... io fremo!

LEUCIPPO
Sguardo linceo! arte! prontezza! ardire!

ANTENORE
Pria che cedere al tron, saprò morire.
(Viano).

Vasta pianura come nel primo atto.

SCENA SECONDA
Coro di damigelle seguaci di Zelmira, indi
Emma, escono successivamente da un lato
osservando con ansietà se vi sia alcuno
nella sala e ne' luoghi vicini.

CORO
Pian piano inoltrisi;
Sia cauto il piede.

UNA PARTE DEL CORO
Se alcuno scopreci,
Se alcun ci vede
Perduto è il misero,
Perdute siamo!
(verso la scena con voce più ferma ad
Emma)
Vieni. Rincorati.
Deserto è il loco.
Ancor per poco
Si tremerà.

EMMA COL FANCIULLO
Eccolo: A voi l'affido.
Oh dell'afflitta Lesbo amata speme!
Su te veglin gli Dei! Ver l'antro cupo
Due il traggan di voi. L'altre qui meco
Sorveglino il nemico, e calde intanto
Mandiamo ai sommi Dei preci nel pianto.
(Partono le due damigelle col fanciullo).
Ciel pietoso, ciel clemente
Il bel pegno a te confido!
Salverai tu l'innocente,
D'una madre avrai pietà.
(Sbigottita come chi ode rumore improvviso)
Ma... che sento?
(alle compagne)
alcun s'appressa?
Ah! correte: i petti imbelli
A que' barbari opponete:
Bel morir la vita onora.

CORO
Pronte siamo. Il sangue ancora
Sì, per lui si verserà.
(Le damigelle si volgono verso le avvenute
della sala, osservando da diverse parti, poi
tornano).
Non temer. Serena il ciglio:
Questa è l'aura. Il regal figlio
Mentre parli è salvo già.

EMMA
Ah se è ver, di quel ch'io sento,
No, più amabile contento
Non si trova, non si dà.

SCENA TERZA
Ilo pensieroso, indi Polidoro dalla tomba.

ILO
A che difendi una sleale, un'empia
Infelice mio cor? di ardente affetto,
Che ti strugge per lei, tu fai sentirmi
La fatal possa ancora?
Taci, pietà non merta, è rea... che mora!
Ma intanto il figlio amato
Chi rende a me? misero padre! ah questo
De' fulmini del fato è il più funesto!
(Resta immerso ne suoi pensieri).

POLIDORO
(sulla soglia della tomba)
Meglio morir, che viver sempre oppresso
Da crudi affanni. Oh mia Zelmira! è l'alma
Lunge da te trista così, che ognora
Ti predice sciagure. Ah no, non voglio
Più palpiti soffrir. Che val la vita,
Se tutto già perdei?
Fia la morte sollievo a' mali miei.
(S'inoltra. Ilo si scuote, guarda verso la
tomba).

ILO
Ma chi da quella tomba
Avanza il piè? Numi possenti! è un sogno?
(Riconosce Polidoro, che ravvisandolo si
slancia al suo seno).
È una illusione?

POLIDORO
Ilo! e fia ver? mio figlio!
Ah! mi è dato il vederti
Pria di chiuder le luci?

ILO
Io non m'inganno!
Padre! tu vivi? e di Zelmira indegna
Non cadesti tu vittima?

POLIDORO
Rispetta
L'alta virtù di lei... misera figlia!
Deggio ad essa i miei giorni: in quella tomba
Seppe celarmi, e poi
All'oppressore Azor finse ch'io m'era
Chiuso colà, di Cerere nel tempio
Da' sacerdoti cinto,
E quel sacro recinto allor quell'empio
Alle fiamme dannò.

ILO
Dunque è innocente
La sposa mia?

POLIDORO
La sua filial pietade,
Non curando i perigli,
Mi alimentò, mi resse in vita.

ILO
Ah padre!
Mi abbraccia! un sol momento
Ha tutto in me cangiato...
Innocente Zelmira? oh me beato!
In estasi di gioia
Tutto rapir mi sento!
Non reggo a quel contento,
Che già m'inonda il cor!

POLIDORO
Di tante pene e tante
Che tollerai finora,
Così felice istante
Temprando va il rigor!

ILO e POLIDORO
Piacere inesprimibile!
Oh quanto sei soave!
Pace tu rendi all'anima,
Già oppressa dal dolor!

ILO
Vieni: le navi frigie
Ti fian di asilo, intanto
Che co' miei prodi Antenore
Io scenda a debellar.

POLIDORO
Tu solo... io inerme... i perfidi
Nemici, che si aggirano
A noi d'intorno... ah vittima
Potrei di lor restar.

ILO
Ebben di nuovo celati:
Tu mi vedrai qui rapido
Tornar co' miei...

POLIDORO
No ...lasciami...
Corri a salvar Zelmira...

ILO
A sì bel voto aspira
Il tenero mio amor.

ILO e POLIDORO
Tu accresci il mio/suo coraggio
O amico Ciel pietoso!
Splenda sereno un raggio
Dopo sì lungo orror!
(Ilo parte sollecitamente verso il lido;
Polidoro rientra nel suo nascondiglio).

SCENA QUARTA
Zelmira, indi Emma; in osservazione
Antenore e Leucippo con guardie.

ZELMIRA
Chi sciolse i lacci miei? forse conobbe
Ilo la mia innocenza, e dal tiranno
Mi ottenne libertà. Padre! tu ignori
Le pene mie, l'arrivo
Del mio sposo a te caro... Emma! a che giungi
Frettolosa così?

EMMA
Lieta novella...

ANTENORE
(Si ascolti.)

ZELMIRA
E quale?

EMMA
Io vidi
Ilo, che verso il lido
Muovea veloce il piè: s'arresta, e ratto
Mi dice... "Ah! vola alla mia sposa... il padre
Fia salvo, ed io fra poco
Contento il condurrò nel suo bel seno..."
E veloce sparì come un baleno.

ZELMIRA
Che narri? ah che la gioia
Mi tronca il favellar...

ANTENORE
(a Leucippo)
(Ed Ilo in salvo
Già trasse Polidor?)

LEUCIPPO
(Con lui non era:
Il vidi anch'io; l'errore
Giovi a' nostri disegni.)

ZELMIRA
E come? e quando
Scovrì l'asil del padre?

EMMA
Il Ciel pietoso
Un mezzo prodigioso
Forse a svelarlo oprò.

ZELMIRA
Ah! ch'io respiro!
Sul suo naviglio, spero,
Ilo l'avrà condotto.

ANTENORE
(Aita, o sorte!)
(Si fa innanzi con Leucippo)
Ah mentitrice! è il fallo tuo palese:
Vive ancor Polidoro, e'l tuo consorte
Già salvo il rende in su le frigie navi.

ZELMIRA
Sì... trema o mostro! a fulminarti è armato
Vindice braccio... sì... respira ancora
Per tuo estremo cordoglio
Il Re di Lesbo, e tornerà sul soglio.

LEUCIPPO
Tutta seppi la trama,
Che a nasconderlo ordisti:
Tu dal tempio di Cerere il salvasti
In quello di Diana, e Forba, il primo
Ministro della Diva,
E l'accolse, e 'l nascose.

ANTENORE
Ebben costui
Cada svenato, e sull'istante.

ZELMIRA
Oh quanto
Tu sei lungi dal ver! Forba non era
Di tal virtù capace. Il padre io sola
Là nella tomba, che la cener serra
Degli avi suoi, cauta celai.

LEUCIPPO
Guerrieri!
Il colpo è fatto! mi seguite.
(Entra rapidamente nella tomba colle guardie).

ANTENORE
Ah indegna!
Ti sei tradita.

ZELMIRA
Oimè!

ANTENORE
Più non ti giova
Il disegno sagace.

ZELMIRA
Ah! qual m'invade
Fremito orrendo! e fosse mai possibile?

ANTENORE
Vedilo! è Polidoro
(mostrandole il padre, che vien guidato
dalle guardie).
Già in mio poter...

ZELMIRA
Oh me infelice! oh furie!
Ah che diss'io!

SCENA QUINTA
Polidoro, condotto da Leucippo, e guardie.

POLIDORO
Sì, mi uccidete, o barbari,
Ma presso alla mia figlia.

ZELMIRA
Oh sventurato!
Io stessa... io sì... la barbara son io.
Che tronca i giorni tuoi... morte! a che tardi?
Fa' che mi uccida il mio crudele affanno!

EMMA e POLIDORO
Oh momento!

ANTENORE
(Oh piacer!)

LEUCIPPO
(Felice inganno!)

ANTENORE
(a Polidoro)
Ne' lacci miei cadesti,
(a Zelmira)
Già l'artifizio è vinto:
E il genitore estinto
A' piedi tuoi cadrà.

POLIDORO
Se del mio sangue hai sete,
Spietato! il colpo appresta;
Di morte è più molesta
A me la tua viltà.

ZELMIRA
Me sola uccidi... io sola
Seppi smaltir l'inganno...
Io del tuo cor tiranno
Sfidai la crudeltà.

LEUCIPPO
No... fia maggior tormento
Per te vederlo oppresso...

EMMA
(Oh di furore eccesso!
Oh nuova iniquità!)

ZELMIRA e POLIDORO
(Ah! m'illuse un sol momento!
Mi credei felice appieno,
Ma sparì qual nebbia al vento
La speranza dal mio cor.)

ANTENORE e LEUCIPPO
(Più del fato io non pavento,
A me fausto arride appieno,
E sparì qual nebbia al vento
Ogni tema dal mio cor.)

EMMA
(L'ha sedotta un sol momento,
E perduto ha il genitor.)

SCENA SESTA
I guerrieri di Mitilene si avanzano, recando
un'urna; le donzelle accorrono.

GUERRIERI
Di Azor le ceneri
Quest'urna serra:
Abbatti, atterra
Chi lo svenò.

ANTENORE
(additando Zelmira)
Ecco la perfida,
La traditrice,
Che all'infelice
Morte recò.

GUERRIERI
Cada quell'empia...

POLIDORO
Fermate... ah no...

EMMA e DONZELLE
(prostrate ad Antenore)
Sospendi il fulmine...

ANTENORE, LEUCIPPO e GUERRIERI
Strage! vendetta!

EMMA e DONZELLE
Ti parli all'anima,
Signor, pietà!

ANTENORE, LEUCIPPO e GUERRIERI
Rigor... giustizia,
Giammai pietà.

POLIDORO
(alle donzelle)
A chi voi supplici?
A un oppressore?
Allontanatevi.
Qual rea viltà?

ANTENORE
(alle guardie)
Oscuro carcere
L'eroe rinchiuda,
Che la sua audacia
Frenar non sa.

ZELMIRA
Me ancora o barbari,
Me trascinate...

EMMA e DONZELLE
Oh qual perfidia.
Qual empietà!

ZELMIRA e POLIDORO
(ad Antenore)
De' nostri torti il vindice
Avrem nel cielo alfine:
Veggo strisciar la folgore
Che sul tuo crin cadrà.

ANTENORE e LEUCIPPO
Ma de' celesti il fulmine
Succeda al vostro fine,
Ma ognun di voi pria vittima
Del mio/suo furor cadrà.

EMMA e DONZELLE
Oh desolata patria!
Sotto le tue rovine
Un rio destino infausto
Ognor ti opprimerà.

GUERRIERI
L'ira che accende l'anima,
No, più non ha confine!
L'orgoglio di quei perfidi
Più divampar la fa!
(I guerrieri conducono Zelmira e Polidoro).

LEUCIPPO
(Periglioso è l'indugio: Ilo potria
Giunger co' suoi fra poco, e allora...

ANTENORE
(Vieni,
Là nel carcere istesso
Cada pria della figlia il padre oppresso.)
(Viano).

EMMA
Voliam, compagne, al lido:
Tutto ad Ilo fia noto: egli si affretti
A salvar gl'infelici.
(Vedendolo giungere)
Oh ciel pietoso!
Tu qui volgi i suoi passi.
(Incontrandolo)
Ah Prence! accorri.:
Alla consorte, al padre sventurato
Sovrasta orribil fato...

SCENA SETTIMA
Ilo ed Eacide, seguiti da numerosa schiera, e dette.

ILO
Emma... non sai...

EACIDE
(dirigendosi alla tomba)
Lascia ch'ei vada...

EMMA
È Polidoro in preda
Dell'empio usurpator

ILO
Stelle!

EACIDE
E chi mai

EMMA
Ah! fu Zelmira istessa,
Che per fatale inganno
L'asil del padre palesò.

ILO
Qual colpo!

EMMA
Or di entrambi la morte
Antenore minaccia: un solo istante
Può forse agl'infelici esser funesto.

ILO
Santi Numi del Ciel! che giorno è questo!
(Parte rapidamente co' suoi; Emma e le altre
lo sieguono).

Orrido sotterraneo.

SCENA OTTAVA
Polidoro è svenuto su di un sasso. Zelmira
dolente gli è al fianco; infine tutti gli attori
che saranno indicati.

ZELMIRA
Oh padre! il duol, l'affanno
Ti oppresse i sensi: ah torna in vita!... almeno
Gli ultimi voti miei, Cielo! deh ascolta...
Fa' ch'ei figlia mi chiami un'altra volta.

POLIDORO
(rinviene)
Chi mi richiama alle sventure?

ZELMIRA
Un Nume
Che le mie preci accolse.

POLIDORO
Ah! già deciso
È il nostro fato.

ZELMIRA
Oh barbaro consorte!
Così tu ne abbandoni
Al nemico furor!
(Si sente aprire una porta).
Antenore! Leucippo!

POLIDORO
Ah! strider sento
La ferrea porta...

ZELMIRA
Ecco il momento estremo...
(Entrano Antenore e Leucippo, i quali
richiudono la porta).

POLIDORO
Oh vista! io fremo!

ANTENORE
Sì... fremi pur... già l'alma è a te presaga
Del destin che ti attende...

POLIDORO
Ebbene, appaga
L'ira che ti arde in sen...

ZELMIRA
(facendo scudo a suo padre)
Che fai? rispetta
Empio! i suoi giorni... e se desio di regno
Guida a maggiori eccessi
L'ambizioso tuo cor, di Lesbo il trono
Polidoro a te cede.

POLIDORO
Ah! mal conosci,
Figlia, il tuo genitor... la vita io sprezzo,
Se costa una viltà.

LEUCIPPO
Di vani accenti
Or più il tempo non è.
(Si ode rumore di armi, voci indistinte e
vari colpi al muro di prospetto).

CORO
(di lontano)
All'armi! all'armi!

ANTENORE
Ma qual fragor?

LEUCIPPO
Quai colpi?

ZELMIRA
Oh Ciel!

POLIDORO
Che fia?

CORO
(più vicino)
Morte all'usurpator!

LEUCIPPO
Ah! ne tradisci
Oh ria fortuna!

ANTENORE
Invendicato almeno
Io non cadrò
(Snuda il suo ferro e si scaglia su Polidoro.
Ardita, Zelmira brandisce un pugnale e
difende a suo padre. Intanto i colpi
raddoppiansi e cresce lo strepito di armi).

ZELMIRA
Non ti appressar! di un ferro,
Che cauta ognor celai,
Mi arma ancora la destra un Nume amico.

CORO
(come sopra)
Viva Zelmira e Polidoro!

ZELMIRA e POLIDORO
Oh sorte!
(Crolla il muro. Si vede parte della piazza
dall'apertura. Entra da questa rapidamente
Ilo col ferro nudo, seguito da Eacide,
guerrieri troiani, popolo di Lesbo armato,
donzelle ed Emma col piccolo figlio di
Zelmira. Antenore e Leucippo son disarmati
e posti in catene).

ILO
Ah! venite al mio sen, padre, consorte!

ANTENORE
(Oh dispetto!)

ZELMIRA
(abbracciandolo)
Oh piacer! figlio! ti stringo
Un'altra volta al mio materno seno!

LEUCIPPO
(Ah! la rabbia mi uccide!)

POLIDORO
Ah dimmi, o prode...

ILO
All'apparir de' miei, fido al suo Prence,
E di sua vita al fortunato annunzio,
Tutto il popol di Lesbo
Qual folgore improvvisa
Sul nemico piombò.
Sorpresa, incerta
Mal corre all'armi, e si disperde oppressa
La schiera ostil: sol mi contrasta audace
Alla prigion l'ingresso
Numeroso drappel, ma vinto cede,
Ed al mio ardor, che di sì cari oggetti
Mi affrettava allo scampo,
Fur quelle mura ormai debole inciampo.

ZELMIRA
Grazie o Numi del Ciel!

POLIDORO
Quanto a te deggio!

LEUCIPPO
(ad Antenore)
Ah! del sangue di Azor si tinse in vano
Per innalzarti al soglio
La colpevol mia destra!

ILO
Ite, o crudeli,
Alla pena dovuta a' vostri eccessi.
(Leucippo ed Antenore sono trascinati
altrove dalle guardie).

ZELMIRA
Stelle! e fia ver? ah! dopo tante pene
Un momento di pace a me sen viene!
(A Polidoro)
Riedi al soglio: irata stella
Se ne chiuse a te il sentiero,
Pura fede, amor sincero
Ti richiama al tuo splendor;
Non più affanni in me non sento,
Ah felice appieno io sono,
Se serbai la vita, il trono
All'amato genitor.

CORO DI GUERRIERI e DONZELLE
(a Polidoro)
Fia più grato un sì bel dono
Se a te l'offre il suo gran cor!

POLIDORO
Sì... mi è grato un tanto dono
Se mi vien dal tuo bel cor.

ZELMIRA
Deh circondatemi
Miei cari oggetti!
Voi che nell'anima
Soavi affetti,
Care delizie
Destate ognor.
Ah, sì... compensino
Sì dolci istanti
Le pene, i palpiti
Ch'ebbi finor.
E dopo il nembo,
Di pace in grembo
Respiri in seno
Sereno il cor.

CORO
Ah, dopo il turbine
Di ria procella,
La gioia, il giubilo
C'inondi il cor!


Atto I
Atto II